
15) I gradi della bellezza.
Platone descrive il cammino che si deve compiere per raggiungere
l'Idea del Bello. Esso parte dalla bellezza fisica e, attraverso
sei tappe, giunge all'Idea di Bellezza. Socrate sta riferendo il
discorso che gli ha fatto Diotima di Mantinea sull'amore.
Simposio, 209 e-212 c (vedi manuale pagine 95-96).
1   [209 e] [...] Ora, o Socrate, fino a questo punto dei misteri
d'amore forse anche tu potresti essere iniziato; ma [210 a] quanto
alla perfezione e alla rivelazione, ai quali mirano questi primi,
se si procede giustamente, non so se ne saresti capace. Comunque
io te ne parler con tutta la premura possibile. Cerca di
seguirmi, se puoi. Chi vuol rettamente procedere a questo fine
disse conviene che fin da giovane cominci ad accostarsi ai bei
corpi e dapprima, se il suo iniziatore lo inizia bene, conviene
che s'affezioni a quella persona sola e con questa produca nobili
ragionamenti; ma in seguito deve comprendere che la bellezza di un
qualsiasi [b] corpo  sorella a quella di ogni altro e che, se
deve perseguire la bellezza sensibile delle forme, sarebbe
insensato credere che quella bellezza non sia una e la stessa in
tutti i corpi. Convinto di ci deve diventare amoroso di tutti i
bei corpi e allentare la passione per uno solo, spregiandolo e
tenendolo di poco conto. Dopo ci giunga a considerare che la
bellezza delle anime  pi preziosa di quella del corpo, cosicch
se qualcuno ha l'anima buona ma il corpo fiorisca di poca
bellezza, egli ne sia pago lo [c] stesso, lo ami, ne sia
premuroso, e produca e ricerchi ragionamenti tali da rendere
migliori i giovani per esser poi spinto a contemplare la bellezza
nelle attivit umane e nelle leggi, e a vedere come essa 
dappertutto affine a se stessa finch non si convinca che la
bellezza del corpo  ben piccola cosa. Ma dopo le attivit umane,
l'iniziatore lo deve condurre alle varie scienze perch veda
ancora la loro bellezza e, ormai fatto l'occhio a una bellezza
cos vasta, non [d] sia pi affezionato, come un servo di casa, a
un solo aspetto della bellezza, di un fanciullo o di un uomo, o di
una sola attivit, n sia pi, come un servo, sciocco e frivolo,
ma, rivolto a contemplare il vasto mare della bellezza, cavi fuori
da s un gran numero di nobili ragionamenti e splendidi pensieri,
nell'illimitata aspirazione alla sapienza, finch, rinvigoritosi e
sviluppatosi, possa scorgere una scienza unica e siffatta che  la
scienza delle bellezze che ti dir. Sforzati [e] ora di offrirmi
il massimo della tua attenzione.
2   Chi sia stato educato fin qui nelle questioni d'amore
attraverso la contemplazione graduale e giusta delle diverse
bellezze, giunto che sia ormai al grado supremo dell'iniziazione
amorosa, all'improvviso gli si riveler una bellezza meravigliosa
per sua natura, quella stessa, o [211 a] Socrate, in vista della
quale ci sono state tutte le fatiche di prima: bellezza eterna,
che non nasce e non muore, non s'accresce n diminuisce, che non 
bella per un verso e brutta per l'altro, n ora s e ora no; n
bella o brutta secondo certi rapporti; n bella qui e brutta l,
n come se fosse bella per alcuni, ma brutta per altri. In pi
questa bellezza non gli si riveler con un volto n con mani, n
[b] con altro che appartenga al corpo, e neppure come concetto o
scienza, n come risedente in cosa diversa da lei, per esempio in
un vivente, o in terra, o in cielo, o in altro, ma come essa  per
s e con s, eternamente univoca, mentre tutte le altre bellezze
partecipano di lei in modo tale che, pur nascendo esse o perendo,
quella non s'arricchisce n scema, ma rimane intoccata. Ecco che
quando uno partendo dalle realt di questo mondo e proseguendo in
alto attraverso il giusto amore dei fanciulli, comincia a
penetrare questa bellezza, non  molto lontano dal toccare il suo
fine. [c] Perch questo  proprio il modo giusto di avanzare o di
essere da altri guidato nelle questioni d'amore: cominciando dalle
bellezze di questo mondo, in vista di quella ultima bellezza
salire sempre, come per gradini, da uno a due e da due a tutti i
bei corpi e dai bei corpi a tutte le belle occupazioni, e da
queste alle belle scienze e dalle scienze giungere infine a quella
scienza che  la scienza di questa stessa bellezza, e conoscere
all'ultimo gradino ci che [d] sia questa bellezza in s. Questo 
il momento della vita, caro Socrate - continuava la forestiera di
Mantinea -, o mai pi altro, degno di vita per l'uomo, quando
contempli la bellezza in s. Che se un giorno mai tu la scorga,
ella non ti parr da commisurarsi con la ricchezza o il lusso, o
gli stupendi fanciulli e giovani, vedendo i quali ora rimani
smarrito, e sei pronto, tu e molti altri, pur di tener gli occhi
addosso sui vostri amori e di starvene insieme, a non mangiare, se
fosse possibile, a non bere, ma solo a contemplarli e a
conviverci. Che cosa allora dovremmo pensare, [e] se capitasse ad
uno di vedere la bellezza in s, pura, schietta, non tocca, non
contagiata da carne umana n da colori, n da altra vana
frivolezza mortale, ma potesse contemplare la stessa bellezza
divina nell'unicit della sua forma? [212 a] Forse credi che sia
una vita da sciocco quella di un uomo che tenga lo sguardo su di
lei e la contempli con il mezzo che le conviene e viva insieme a
lei? O non pensi che solo qui, mirando la bellezza per mezzo di
ci per cui  visibile, potr produrre non simulacri di virt, in
quanto non  a contatto di un simulacro, ma virt vera, perch  a
contatto col vero; e che avendo dato alla luce e coltivato vera
virt, potr riuscire caro agli di e, se mai altro uomo lo [b]
divenne, immortale? - Proprio cos, o Fedro e voi altri tutti,
parlava Diotima ed ella m'ha convinto. E cos persuaso cerco di
persuadere anche gli altri che per questo acquisto non sarebbe
facile alla natura umana trovare un aiuto migliore di Amore. Ecco
perch io dico che ogni uomo ha il dovere di tenere caro Amore ed
io stesso onoro la sua disciplina, e particolarmente la esercito
mentre esorto anche gli altri, ed ora e sempre lodo la potenza e
la forza di Amore, per quanto ne sono capace. Ecco dunque, o [c]
Fedro, considera questo discorso, se vuoi, detto come encomio di
Amore; se no, chiamalo come ti piace. [...].

 (Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 706-709).

